ATTENZIONE:RUBATA GIOVEDI 21/6 ALLE ORE 21:15 A FELETTO (TO) ALFA ROMEO ALFETTA PRIMA SERIE DEL 1973 TARGATA CB 220476 BLU OLANDESE TELAIO AR 202055 MOTORE AR 160815632
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Brochure non Alfa

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Sandrino
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Brochure non Alfa

Messaggioda Sandrino » 12 apr 2013 21:42:43

Notato con piacere che l'amico Diego ha eletto ad auto da parata la 280 SE splendidamente custodita da Gianfranco,mi permetto di suggerirgli ancora una volta di valutare anche il modello estremo della gamma:

300SEL6.3.jpg


La 300 SEL 6.3, a passo allungato, rappresenta la massima evoluzione ed il top della serie W 109:dotata del poderoso motore V8 di 6332 cc mutuato dall'ammiraglia 600,dispone di 250 CV DIN,sufficienti a farle raggiungere in men che non si dica i 220 km/h (disponendo,non occorre dirlo,di "fegato" a sufficienza per tener giù il piede... :shock:)
La poderosa coppia di 51 mkg a 2800 giri ed il cambio automatico a 4 rapporti,poi,consentivano all'Ambrogio della situazione,ed al suo ricco passeggero,di partire a ruote fumanti e di raggiungere i 100 km/h in soli 8 secondi,prestazioni queste che permettevano loro di ingaggiare duelli con vetture dalle caratteristiche spiccatamente sportive,quali ad es. le Montreal,le Porsche 911,Fiat e Ferrari Dino,ecc.
Per assicurare il massimo confort,anche sulla 6.3 furono utilizzate le sospensioni pneumatiche della 600,con camere d'aria in luogo delle molle e valvola di compensazione al retrotreno per variarne l'assetto e mantenerlo sempre livellato al variare del carico.
Sedili in velluto pregiato oppure,a richiesta,in pelle.
Unica concessione alla sportività un piccolo contagiri, montato dove le versioni meno performanti hanno normalmente l'orologio:

300sel6.3cockpit.jpg


Ne furono prodotte, dal 1968 al '72, oltre 6500 esemplari,parecchi dei quali venduti negli USA dove riscossero un ottimo successo."The King of Cool" Steve Mc Queen ne acquistò una per sè dopo essere stato superato da un signore un pò avanti con gli anni,pipa ed impermeabile,con una imponente berlina Mercedes,mentre viaggiava in autostrada,camminando di buon passo come era solito su una delle sue amate Porsche.

Ebbe pure dei trascorsi sportivi partecipando alla 24 Ore di Spa nel 1971,preparata dalla AMG e raggiungendo potenze dell'ordine dei 400 CV;ma il consumo esagerato tanto di carburante quanto dei pneumatici,che riduceva facilmente alle tele,ne sconsigliarono ulteriori sviluppi:

300_sel_6-3_amg_1.jpg
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Giulio84
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Messaggioda Giulio84 » 13 apr 2013 20:07:52

questa rossa con il numero 35 che hai pubblicato è in vendita, presso la casa d'aste Seidel & Friedrich di Ladenburg

http://www.autotechnikauktion.de/

a 195 mila euro!

300SEL 6.3 Bj 1971, aufwändiger Umbau zur AMG Rennversion von 1971. Karosserie absolut rostfrei und dem Original 100% nachempfunden!
Erstes nachgebautes Fahrzeug, mit Einladung von DB, Präsentation auf der Techno-Classica in Essen.
Nach diesem Fahrzeug wurden auch von Minichamps anschließend die Modellautos gefertigt!
Eine der wenigen ausgelieferten Karossen ohne Schiebedach! Getriebe 5- Gang von Aston Martin mit Umbauteilen. Kupplung, Schwungscheibe usw. neu. Ausrücklager Formel1! Stabilisatoren vo.+hi Sonderanfertigung. Originale Rennsitze + Lenkrad!! Käfig original auch nach FIA-Norm bzw. Homologation.

Preis: 195.000 EUR



http://www.autotechnikauktion.de/mg/index.php?id=fahrzeugangebote.html

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Sandrino
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Messaggioda Sandrino » 14 apr 2013 11:31:43

Quando pubblicai la foto nella release 2.0 lessi che allora la vettura faceva parte della collezione di un museo in un Paese del Nord Europa, Finlandia o Norvegia forse; è probabile che occorresse fare cassa od acquisire un pezzo più pregiato... :roll:

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Messaggioda Sandrino » 20 apr 2013 18:47:13

Ri-dedicato a chi, come me, ai tempi delle scuole medie guardava quasi tutti i giorni un certo telefilm a metà pomeriggio:

charger70[1]1.jpg


charger70[2].jpg


charger70[3].jpg


charger70[4].jpg


La Dodge Charger, nei modelli '68 e '69, è conosciuta da noi soprattutto grazie alla partecipazione al film "Bullitt" (la prima) ed alla serie TV "Hazzard" (la seconda);il modello '68 compare pure,in colore blu e con il tetto in vinile, nel film "Christine, la macchina infernale" (era l'auto guidata dall'amico del protagonista con cui i due ragazzi vanno a scuola e a bordo della quale vedono la vecchia Plymouth in stato di abbandono).
La versione 1970, quella a cui si riferisce la brochure, mantenne quasi invariata la carrozzeria rispetto ai model year precedenti, con modifiche concentrate principalmente sulla mascherina anteriore (intera nella prima, divisa nella seconda, ancora intera ma incorniciata da una struttura cromata comprendente il paraurti e con il cofano motore più corto nella terza), sui fanalini posteriori (in tre pezzi nella prima, interi nelle altre due) e su altri dettagli minori di finizione interna (ad es. il modello '70 monta il blocchetto di accensione sul piantone, a differenza dei due precedenti che invece lo hanno sul cruscotto).
La TV non rende di certo giustizia alle monumentali, per i nostri canoni, dimensioni della Charger ("al vero" è lunga quasi 5,3 mt., larga 1,95, alta 1,35 e pesa, come minimo, 17 quintali) tanto da far sembrare una sportiva europea (1750 GT Veloce, BMW E9 ad es.) un' auto giocattolo; ma a dispetto delle misure essa è in grado, pur consumando gallonate di benzina "premium" (normalmente pare si facciano 4/5 Km/litro anche senza sfruttare particolarmente il motore) di stare almeno loro dietro.
I motori più prestanti fra quelli ottenibili, il Magnum (7,2 litri - 375 CV SAE) o l'esuberante Hemi (7 litri, 2 carburatori quadricorpo e 425 CV SAE) specialmente se abbinati al cambio meccanico a 4 rapporti con leva al pavimento ed impugnatura Hurst "pistol grip" garantivano senz'altro partenze a ruote fumanti.
Degno di nota il sistema di oscuramento dei fari, normalmente celati dietro alla mascherina: all'accensione degli stessi un meccanismo a depressione, analogo a quello utilizzato sulle palpebre della Montreal, solleva i pannelli dissimulando i proiettori.
Dotata di smisurate gomme a tele incrociate (la Casa sconsigliava addirittura di impiegare pneumatici radiali :shock: ) di distribuzione ad aste e bilancieri, di uno strano combinato "orologio-contagiri" che ho sempre immaginato di difficile consultazione, e di una ricca e bellissima gamma colori, fra cui l' "Hemi Orange" dell'auto dei Duke, la Charger risulta presentemente, assieme alle altre "muscles" americane dello stesso periodo, uno dei modelli più richiesti dai clienti dei salonisti che importano vetture classiche dagli USA.
Inutile dire che è impossibile trovarne due identiche, stante le pressochè infinite possibilità di personalizzazione legate agli allestimenti, ai motori, alla gamma colori, ma soprattutto ad una lista di accessori a richiesta paragonabile a quelle della Mercedes.
Nel baule, poi, lo spazio abbonda e posizionare quattro bomboloni di metano non è certo un problema... :P
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Messaggioda Maurizio73 » 13 giu 2013 13:09:26

Sandrino ha scritto:Ri-dedicato a chi, come me, ai tempi delle scuole medie guardava quasi tutti i giorni un certo telefilm a metà pomeriggio:

:roll: :roll: :roll: ...mmm..non ne conosco :!: :lol: ...interessante e ce ne sarebbe da parlare ancora..bisogna provvedere :mrgreen:
Le muscle car anni '60...così lontane dalle nostre amate alfa ,così indietro tecinicamente parlando,dei pachidermi con motori a 8 cilindri assetatissimi,con aste e bilanceri,sospensioni con balestre,cilindrate assurde con motori sottopotenziati che assicurano però longevità al mezzo e prestazioni di tutto rispetto...potenze scaricabili a terra solamente sui rettilinei..nelle curve c'è il rischio di impastarsi contro il primo palo...tutto questo,eppure avessi denaro da buttare una charger M.Y .'69nera con motore hemi,o una mustang fastback me l'accatterei :mrgreen: :mrgreen:

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Messaggioda Maurizio73 » 13 giu 2013 22:58:25


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Messaggioda Maurizio73 » 13 giu 2013 22:59:19


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Messaggioda Maurizio73 » 13 giu 2013 22:59:55


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Messaggioda Maurizio73 » 13 giu 2013 23:02:53


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Pieghevole Renault 5 Alpine primo modello - 1976

Messaggioda Sandrino » 02 nov 2013 16:41:09

Questa era la copertina del pieghevole di propaganda della R 1223, alias Renault 5 Alpine, primo modello del 1976:

r1223[0].jpg


Modello squisitamente sportivo e "top" di gamma della R5, la Alpine si faceva notare al primo colpo d'occhio per la sua caratterizzazione estetica: paraurti neri, con quello davanti fungente anche da spoiler e dotato di fendinebbia integrati; ruote sportive con pneumatici a base allargata 155/70x13 (o, a richiesta, in lega leggera per pneumatici Dunlop 180/55x13); filetti rossi colorati sulle fiancate,sul frontale e sulla coda,accompagnati dalla sigla 'A5'; gamma colori specifica (in Francia abbastanza ricca, ma sul nostro mercato ristretta al solo nero e, ma non ne sono certo, al grigio argento metallizzato);interno rifinito con maggior cura, con i sedili anteriori 'a petalo' già adottati sulla 5 TS e pavimento interamente rivestito in moquette; pedaliera con pedali più grandi ed adatti anche alla guida sportiva; plancia più curata e comprendente un piccolo mobiletto centrale;volante sportivo; strumentazione di disegno specifico, dotata di contagiri e contakm. parziale, ma purtroppo ancora priva del termometro dell'acqua (che sarà poi aggiunto, assieme al manometro olio, a partire dai modelli per il 1980, con cruscotto ed abbigliamento interno diversi). A causa del maggior ingombro sotto al cofano, la ruota di scorta trovava posto,ricoperta da una guaina e fissata da una cinghia, sul pavimento del bagagliaio, riducendone un pò la capacità.Inoltre erano di serie, assieme ai già menzionati fendinebbia, il lunotto termico, le luci di retromarcia, il tergi-lava lunotto e le cinture autoavvolgenti per i sedili anteriori.

r1223[1].jpg


r1223[2].jpg


r1223[3].jpg
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Pieghevole Renault 5 Alpine primo modello - 1976

Messaggioda Sandrino » 02 nov 2013 17:12:00

r1223[4].jpg


r1223[5].jpg


Lo schema meccanico (motore rivolto verso l'abitacolo, ossia con la frizione ed il cambio a sbalzo delle ruote anteriori, ed il carter della distribuzione vicino al parafiamma) restava invariato, ma il motore, derivato da quello utilizzato su 5 TS, 12 e 15, con basamento in ghisa, testa in lega leggera con valvole a V e camere di scoppio emisferiche, già adottate sul modello 16 TX, con 1397 cc di cilindrata (76x77 mm),compressione 10,25:1 ed alimentazione assicurata da un carburatore Weber 32 DIR, doppio corpo, arrivava ad erogare 94 CV DIN a 6400 giri/min., con una coppia max. di 11,7 mkg a 4000 giri/min.
Cambio a 5 rapporti.
Sospensioni con barre di torsione di maggior diametro e barre antirollio irrigidite; freni a disco solo davanti,ma maggiormente dimensionati.
Grazie a questa "ipervitaminizzazione" la Alpine era in grado di raggiungere i 175 km/h, percorrere 1 km da fermo in 31,7 sec. e 400 metri in 17,1 sec.,tempi questi vicini a quelli ottenibili con vetture della classe "2 litri".
Elastica,maneggevole e con freni all'altezza della situazione, l'Alpine garantiva sempre un'ottima tenuta,anche se, veniva fatto notare all'epoca da 4R, guidata in modo spiccatamente sportivo su percorsi ricchi di curve,l'anteriore tendeva ad alleggerirsi,per cui,raddrizzando lo sterzo in uscita dai tornanti,le ruote tendevano a patinare.
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Messaggioda Andrea78 » 03 nov 2013 14:36:29

Gran bella brochure e macchina sicuramente interessante!! Grazie!!


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